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      Quando fu saccheggiata la città di Messico venne sguinzagliata una schiera eletta di questi cani, che fece meraviglie.
      La storia ci ha tramandato il nome di uno di quei cani, il più segnalato di tutti. Si chiamava Bezerillo. Era di mezzana statura, rosso di pelo, col muso nero fino agli occhi. Venne lodato per due qualità che rarissimamente si trovano riunite; il coraggio temerario, e il giudizio e il colpo d'occhio nel momento del pericolo più grande. Bezerillo aveva un grado superiore a quello di tutti gli altri cani militari, e riceveva quotidianamente la doppia razione. Si precipitava in mezzo agli indiani quando era al culmine il furore della mischia, piombava sopra un uomo, lo azzannava pel braccio, e lo trascinava prigioniero fra gli spagnuoli. Se l'uomo cedeva, non gli faceva nessun male. Se resisteva lo atterrava, poi gli dava tempo a pentirsi, rialzarsi e seguirlo. Se continuava a difendersi lo sbranava. Riconosceva dopo i prigionieri che aveva fatto, non li aggrediva più, li guardava di buon occhio.
      Il capitano Fago di Senadiza si annoiava più del solito un mattino, e per procurarsi un po' di svago volle darsi lo spettacolo di far sbranare da Bezerillo una povera vecchia indiana. Fece chiamare quella vecchia, le diede una lettera e le ordinò di portarla al governatore della isola. Quando la vecchia fu in istrada venne sguinzagliato il cane, che le si precipitò subito furiosamente addosso. Quella vecchia, che era stata fatta prigioniera da Bezerillo, pel terrore cadde a terra, poi con rotte parole scongiurò il cane a risparmiarla facendogli vedere la lettera che doveva portare.


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I cani
di Michele Lessona
pagine 128

   





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