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      Se domandate a parecchi, vi risponderanno senza esitare di sì. E conforteranno l'affermazione colle gesta gloriose dei padri.
      Le aquile romane volarono di vittoria in vittoria per tutto il mondo, quegli eserciti hanno sconfitti tutti i nemici; dalle più remote spiaggie dell'Africa e dell'Asia venivano a Roma prigionieri i re vinti. La civiltà, quella maggior civiltà che comportavano i tempi, hanno diffuso i Romani in tutte le parti del mondo.
      Non pochi Italiani, pur troppo, ieri ancora si mostravano, e taluni, per fortuna pochissimi, anche oggi si mostrano troppo paghi di queste glorie. Per fortuna, giova ripetere, oggi questi Italiani sono pochissimi, ed i più sanno che ben altro devono pensare, ben altro volere, ben altro operare.
      La storia, che in avvenire racconterà le imprese degli Italiani di oggi, porrà nella bella luce che merita questo mirabile fatto, che essi, i quali parevan morti e cancellati dal novero delle nazioni, come in buona fede pensavano gli stranieri, vollero essere nuovamente figli di una nazione, vollero con costanza, vollero con perseveranza, vollero da un capo all'altro della penisola, tutti, concordemente, animosamente, fortemente, tenacissimamente. È una storia di ieri, e pare già di qualche secolo. Le cospirazioni, la stampa clandestina, i moti insurrezionali, le spie, le carceri, gli esilii, i patiboli, un re che si fa campione della patria indipendenza, le battaglie, le vittorie, le sconfitte, i villaggi come le città deserti di giovani accorrenti da ogni parte a combattere, la conquista finalmente compiuta della patria indipendenza.


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Volere e potere
di Michele Lessona
pagine 482

   





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