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      Ma non era più a tempo di tirarsi indietro. La guida senza aspettare altro s'affrettò a soggiungere:
      - Signori, si degnino di seguirmi, e vedranno come si troveranno contenti.
      S'internò dalla piazza in certe sudicie viottole, fiancheggiate da casupole a piano e tetto: si fermò ad una porticina, dirimpetto alla quale serpeggiava lungo un muro spaccato una scala che aveva rotti i tre primi gradini, sì che, a mettervi sopra il piede, bisognava spiccare un salto a rompicollo. Così entrarono quei due in una stanzaccia nuda, con due letti, uno dei quali di ampiezza così sterminata quale i due forestieri non avevano veduto mai, sebbene avessero girato la loro parte di mondo: l'altro letto a confronto del primo pareva piccino, come un piroscafo presso una fregata; poteva nondimento contenere ancora assai comodamente un quattro o cinque ospiti. In mezzo alla stanza era una tavola, che non aveva mai avuto dimestichezza nè conoscenza di ciò che si chiama tovaglia; presso la tavola una pancaccia, sulla quale un vecchio ed una giovane balzarono in piedi all'entrare dei due forestieri facendo loro una riverenza, mentre il vecchio si cavò dal capo un berretto nero.
      La guida sussurrò qualche parola in dialetto, e l'oste subito, sorridendo, disse ai due forestieri:
      - Che cosa desiderano mangiare, signori? Comandino pure liberamente.
      Quegli che aveva incautamente accettato l'offerta sulla piazza, rispose alla prima:
      - Uova: non vogliamo altro che uova: uova da bere.
      Lo sguardo del compagno significava gratitudine.


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Volere e potere
di Michele Lessona
pagine 482