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      O fallacia delle diplomatiche previsioni!
      Queste considerazioni occupano ora la mente di chi arriva a Napoli, dove non si veniva che per vederne la bellezza. Sì, certo, Napoli è bella d'ineffabile bellezza! Ma una città non può, come certe donne, contentarsi di sentirsi chiamar bella, continuamente bella, null'altro che bella! Il viaggiatore passava e notava i lazzi del lazzarone nel cacciar dall'alto i maccheroni in bocca, il dormicchiare del pescatore nella barca, i balli ed i canti sulla spiaggia, il brulichìo, l'ozio sguaiato, la folla intorno al cantastorie, la folla nei teatri, le ciarle insignificanti dei letterati, la vacua boria dei dotti.
      Notava, sorrideva, passava.
      Ma l'opera ferveva non veduta dagli occhi volgari: fra i travagli, gli errori, i dolori, questo popolo anelava alla sua redenzione, e se ne andava facendo degno: onde il cader dell'antico governo da sè senza violenza, senza sforzi, come cosa preveduta, aspettata, necessaria: onde la meraviglia di sembrare da tempo abituato alla libertà questo popolo, appena l'ebbe raggiunta: meraviglia solo apparente, mentre invece è un fatto naturalissimo per chi sappia scrutare addentro le cose.
      Ad ogni modo è già chiaro oggi che tutto entra in un periodo nuovo, e nessuno potrà negare che l'indole del paese non si riformi via via. E perciò, se non è facile neppure a un Napoletano indagare e raccontarvi in tutti i particolari la vita di quei molti operosi che per propria virtù abbian fatta la loro fortuna e la loro grandezza dal nulla: abbiamo invece chiaro lo spettacolo d'una intera città che da otto anni fa ogni sforzo per riuscire a sollevarsi dal niente, e farsi ammirare non più per le sue bellezze naturali, pel Vesuvio, il golfo e le colline.


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Volere e potere
di Michele Lessona
pagine 482

   





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