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      Di lì a tre mesi il Nabucco era composto, finito, e di tutto punto qual'è oggi.
      Il Merelli accolse di buon animo quel nuovo spartito, ma mostrò poca voglia di farlo rappresentare la prossima invernata: l'Impresa aveva già alle mani tre opere: la Maria Padilla, del Donizetti, la Saffo del Pacini, nuova per Milano, ed un'altra del maestro Nini.
      Il Verdi batteva vivamente perchè, nonostante ciò, il Nabucco si allestisse per quella stessa stagione, e vi furono contrasti gravissimi.
      Pur alla fine la spuntò: vi fu chi disse per intercessione di certe autorevoli persone che avevano caldeggiata la sua causa, ma non è vero. Egli riuscì, perchè seppe volere, e con tutta l'anima perseverare.
      Il Nabucco fu rappresentato alla Scala la sera dell'8 marzo 1842.
      Chi non ha vissuto in Italia prima del 1848, non può rendersi conto di ciò che fosse allora il teatro. Era l'unico campo aperto alle manifestazioni della vita pubblica, e tutti ci prendevano parte. La riuscita di una nuova opera era un avvenimento capitale che commuoveva profondissimamente quella città fortunata dove il fatto avveniva, e il grido ne correva per tutta Italia.
      Il buon successo del Nabucco destò un così strepitoso entusiasmo, come non s'era veduto mai prima. Quella notte Milano non dormì, il giorno dopo il nuovo capolavoro era argomento di tutti i discorsi. Il Verdi sulle bocche di tutti: perfino la moda, perfino la cucina, gli toglievano ad imprestato il nome, facendosi i cappelli alla Verdi, gli scialli alla Verdi, e gl'intingoli alla Verdi.


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Volere e potere
di Michele Lessona
pagine 482

   





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