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      Come esempio dell'operosità individuale in fatto d'industria daremo alcuni cenni di persone di cui tutti conoscono la lieta condizione attuale, ma molti ignorano le lotte e le difficoltà combattute e superate per vincere l'avversa fortuna e giungere fra mille stenti alla mèta.
      Ambrogio Binda.
      Ad un amico che chiedeva al signor Ambrogio il consenso per scrivere la sua vita, degnissima sotto ogni aspetto d'esser raccolta in questo libro, egli rispondeva: - Facciano pure... Anche volendo, io non potrei impedirlo. Del resto, moltissimi sanno già che cosa io sia stato, sanno che cosa sono al presente, ed io stesso lo racconto a chi desidera saperlo. Non ho fatto mai cosa di cui abbia a vergognarmi, ho coscienza di non dovere arrossire in faccia a nessuno. Scriva dunque... e sarò ben lieto, se i giovani operai approfitteranno dell'esperienza toccatami...
      Questa risposta rivela la mente sagace, il cuore eccellente ed il carattere nobilmente altero dell'uomo, che noi offriamo come modello a chi comincia la vita fra gli stenti e la sventura.
      Ambrogio Binda nasceva in Milano il 15 febbraio 1811 da genitori poverissimi. A cinque anni morivagli il padre, a sette la madre; e così orfano, povero, veniva raccolto da un parente che lo portò seco a vivere in campagna. Quivi colle prime istruzioni scolastiche riceveva le prime busse, colle quali sembrava che il protettore volesse significare al ragazzo il pentimento dell'azione generosa: e quel ragazzo lo comprese tanto bene e così presto, che all'età di otto anni abbandonò il suo asilo per ritornare a Milano, deliberato di spingersi solo in mezzo al vortice della società.


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Volere e potere
di Michele Lessona
pagine 482

   





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