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      Dalla moglie, parigina, ebbe una sola figlia, che sposò il conte La Morois, figlio del generale napoleonico di questo nome, erede delle ricchezze e delle virtù paterne, ed oggi assunto ad altissimi uffici e Senatore dell'impero.
      Domenico Giudicelli possedeva a Parigi varie case, tra le quali il palazzo del grande Balcone sul Boulevard des Italiens, e nove arcate o botteghe nel Palais Royal.
      Fu generoso coi compatrioti e caritatevole verso i poveri. Lasciò memoria di sè nel paese di Aquila, facendo innalzare un oratorio sulla montagna di Gorda nel territorio di questo comune dotandolo d'una rendita sufficiente per mantenerlo.
      Morì a Parigi addì 13 settembre 1848, disponendo di vistosi legati a favore di tutti i suoi parenti ed amici, non che della chiesa parrocchiale del suo paese nativo.
     
     
      CAPITOLO DECIMOTERZOGENOVA
     
      Due Conti - Genova in poesia - Genova in realtà - Giuseppe Canevaro - Gerolamo Boccardo - Niccolò Paganini -- Camillo Sivori, Giuseppe Garibaldi.
     
      Vittorio Alfieri che si rammentava ogni tanto di essere nato conte, odiava il commercio, lo chiamava Idolo ingordo di ogni lucro, e disprezzava gli inglesi e gli olandesi, perchè erano commercianti.
      Leggete qui le sue parole:
      «... tra il Batavo e l'Anglo arde il gran fuocoPerchè tra lor da barattar null'hanno
      Nè vuol l'un l'altro dar l'avaro loco.
      Salano aringhe entrambi, entrambi fannoRei formaggi, e confettan lo stocfisce,
      E di balene a pesca entrambi vanno.
      Dunque forz'è che invidia tra lor striscie,
      E si barattin se non altro, il piombo:


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Volere e potere
di Michele Lessona
pagine 482

   





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