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      E chi č cotesto vivo, direte voi, che stai per lodare o per biasimare? Un eroe forse che raccoglie allori sul campo di battaglia, un magistrato che veglia dģ e notte alla pubblica sicurezza, uno scienziato che sorprende i segreti della natura, un letterato che istruisce il suo secolo, un filosofo, un poeta, qualcuno insomma de' pochi privilegiati che sudano in ardua carriera per correr dietro alla gloria? Niuno di questi: č bensģ un uomo del quale non possono far senza nč gli eroi, nč i magistrati, nč i filosofi; il banditore di tutte le opere del senno e della mano; uno stampatore, insomma, un libraio, Giuseppe Pomba, vivo per ventura, qui, in Torino, fra noi, vegeto e sano, che Iddio lo conservi tale per ritardar la pena ad esso ed a voi che altri ne reciti l'elogio quando sarą morto!
      «Nei secoli bene avventurati degli Aldi, dei Grifi, e dei Gioliti, quando non si erano ancora stampati i milioni di libri di cui adesso riboccano le biblioteche, il magazzino di un libraio poteva chiamarsi l'officina dell'alchimista ove si fabbrica l'oro; poichč essi erano i primi a sopperire ai bisogni dei tempi loro, e in quella per cosģ dire, verginitą della stampa avevano la scelta degli autori, in una parola, il patrimonio dei morti e dei vivi. Ma adesso che l'antichitą non ha nulla da darci tranne qualche brano del vecchio suo manto ricucito dal Mai, o qualche rovina, delizia d'alcuni archeologi e tormento nostro; ora che in ogni cittą e in ogni villa gemono i torchi, e la carta annerita dall'inchiostro č tale ogni giorno da ravvolgerne, al dire degli statisti, tutta quanta la superficie del globo; ora che i tipografi volgendosi ai quattro venti, trovano difficilmente qualche cosa di nuovo e di squisito, e quando la trovano, vi si gettano su tutti quanti come lupi sulla preda; il libraio cui riesce ancora qualche speculazione di utilitą pei suoi tempi e per la sua patria, lo stampatore che esercita il suo ministero con altrui vantaggio e suo pro, con reputazione di onore, e procede fermamente nel suo cammino senza aver taccia di corsaro, come l'hanno la maggior parte de' suoi confratelli; quest'uomo, io dico, fa un'impresa che meriterebbe formare la tredicesima d'Ercole, č degno che un giornalista gli consacri almeno una pagina della sua gazzetta.


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Volere e potere
di Michele Lessona
pagine 482

   





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