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      Far di quest'anche qualche corpacciata.
     
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      Già dalle guerre le provincie stanche,
      Non sol più non venivano a battaglia;
      Ma fur banditi gli archi e l'armi biancheEd eziam il portare un fil di paglia:
      Vedeansi i bravi acculattar le panche,
      E sol menar le man sulla tovaglia;
      Quando Marte dal ciel fa capolino,
      Come il topo dall'orcio al marzolino(19):
     
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      Chè d'averlo non v'è nè via nè modo,
      Se dentr'ad un mar d'olio(20) non si tuffa:
      E reputa il padron degno d'un nodo(21),
      Che lo lascia indurire e far la muffa,
      Così Marte, che vede l'armi a un chiodoTutt'appiccate, malamente sbuffa,
      Che metter non vi possa su le zampe,
      E che la ruggin v'abbia a far le stampe.
     
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      Sbircia di qua di là per le cittadiNè altre guerre o gran campion discerne,
      Che battaglie di giuoco a carte e a dadi,
      E stomachi d'Orlandi(22) alle taverne.
      Si volta, e dà un'occhiata ne' contadi,
      Che già nutrivan nimicizie eterne;
      E non vede i villan far più quistione,
      In fuor che colla roba del padrone.
     
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      Ond'ei, che in testa quell'umor si è fitto,
      Che l'uom si crocchi(23) pur giusta sua possa;
      Senza picchiar nè altro, giù sconfittoL'uscio a Bellona manda in una scossa.
      Niun fïata perciò, non sente un zitto,
      Perch'ella dorme, e appunto è in sulla grossa;
      Poichè la sera avea la buona donnaCenato fuora e preso un po' di nonna(24).
     
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      Le scale corre lesto come un gatto:
      Poi dal salotto in camera trapassa:
      E vede sopra un letto malrifatto,
      Ch'ell'è rinvolta in una materassa;
      Sta cheto cheto, e con due man di piattoBatte la spada sopr'ad una cassa:
      La qual s'aperse, ed ei, vistevi drento


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Il Malmantile riacquistato
di Lorenzo Lippi (Perlone Zipoli)
Barbera Editore Firenze
1861 pagine 283

   





Marte Marte Orlandi Bellona