Pagina (130/187)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      E fisso, lo sento qui.
     
      Allucinazioni. - Non sono infrequenti, in chi è dominato dai deliri e dal misticismo, le allucinazioni: ora ne ebbe il Guerrazzi? Se si sta alle sue parole, parrebbe di sì almeno le ipnagogiche.
      Dopo il suicidio del cugino Pietro "quel volto, egli narra, mi dura fitto nella mente così che spesso io lo veggo; nelle vigili notti mi si asside a pie' del letto, e seco lui mi trattengo e ragiono."
      Delirio di grandezza e di persecuzione. - Guerrazzi è sempre preoccupato dalla mania di apparire un uomo straordinario, così nel bene come nel male, così nella potenza come nell'infelicità, così nell'ingegno come nell'odio degli uomini. Il delirio di grandezza lo domina in tutto e per tutto, lo spinge a ingigantire nei suoi scritti la propria figura fino a falsarla in certi lati completamente: la magniloquenza nelle espressioni, la esagerazione nelle similitudini, la falsità spesso nella esposizione dei fatti sono caratteristiche ogni qualvolta egli parla di sè o dei suoi (Mondolfo o. c.).
      Già nelle note autobiografiche egli confessava "una certa ostentazione al magnifico alla quale con molta compiacenza propenderebbe la mia natura"; e riguardo alle stesse note vedemmo com'egli esageri la sua precocità, dando a credere, con una frase ambigua, di aver composto a 12 anni quel poema che non potè scrivere prima dei 16-18. Questa stessa tendenza lo spingeva, nelle Memorie al Mazzini, a far di suo padre un romano antico, o, quel che è più strano, in un democratico, a vantare continuamente e illustrare nelle note e nelle memorie i suoi quarti di nobiltà.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Nuovi studi sul Genio.
Parte I (da Colombo a Manzoni)
di Cesare Lombroso
Sandron Editore
1901 pagine 187

   





Guerrazzi Pietro Mondolfo Memorie Mazzini