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      Così chi propina una sostanza che crede veleno, mentre poi non lo è, pel più semplice buon senso che non badi alle formole magiche di vecchi giuristi, è colpevole perchè altrettanto pericoloso di chi ha dato vero veleno, tanto più quando si sappia la tenacia degli avvelenatori che riproducono con strana insistenza e in vasta scala i loro reati; mentre pel Progetto lo è pochissimo; eppure, colpendoli fortemente, possiamo salvare qualche vittima, mentre col solito sistema di interpretazione erroneamente mite, per salvare le formole, si prepara la morte di un innocente.
      Si oppone il pericolo che si correrebbe altrimenti nei giudizi dei giurati; e lo credo io pure che i giurati giudicano male in questo e in altro; ma, in nome del cielo, questo non prova altro se non la necessità di sopprimerli questi giurati, che non solamente in questo sono giudici ingiusti.
      Quanto s'è detto pel tentativo, si dica pel delitto mancato: io vorrei sapere perchè si debba diminuirne la pena; è forse che dopo quanto vedemmo sulla quasi irresistibilità degli atti del reo-nato il pericolo del rinnovarsi del reato è diminuito?
      E assurda è la mitezza dei nostri codici pei recidivi non specifici quando cioè non ricadano nella stessa specie di reato, perchè ciò solo "li renderebbe più pericolosi, e meritevoli quindi d'una più intensa pena". Ora dir ciò non lo può che uno che non abbia nemmeno la più lontana idea di cosa sia il delinquente abituale, che opera precisamente all'opposto.
      La statistica inglese ha mostrato che il delinquente contro le persone, recidivando, commette più specialmente reati contro la proprietà, truffe e furti, per sfuggire all'arresto.


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L'uomo delinquente in rapporto all'antropologia alla giurisprudenza ed alla psichiatria
(Cause e rimedi)
di Cesare Lombroso
Fratelli Bocca Editori Torino
1897 pagine 833

   





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