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      Poichè certamente anche alle manipolazioni, all'artificio a lungo continuato, si deve accagionare il tablier dell'Ottentotta e la fronte sfugente dei pianigiani di Titicaca e dei Caraibi.
      Ecco già molte influenze, una più dell'altra potenti, allearsi a favore della trasformazione della razza; aggiungetevi l'azione continua dell'eredità, che si moltiplica per ogni generazione, e tutto ciò in una serie infinita di anni; aggiungete che, secondo una bella osservazione di Gaudry, gli animali si modificano tanto più presto quanto più perfetta è la loro struttura, e più alto il loro grado nella serie degli esseri: e le strane anomalie dell'Ottentotto, al pari delle rapide trasformazioni dello Yankee e dell'Ebreo, vi parranno esplicabili, senza ricorrere ad origini diverse.
     
      Questa medesima legge della tendenza alla trasformazione delle razze, giova pure a spiegarci, senza ricorrere a fole da bimbi, la nostra prima origine.
      Quando si riesca a dimostrare come fra il Piteco ed il Nero la distanza è presso a poco così grande come fra il Bianco e il Melanico o come tra l'Ebreo moderno e il Semita, e che nessuna variazione di struttura v'ha fra di loro che non possa spiegarsi pel maggior uso di alcuni organi e disuso di altri, è forza concludere che l'uomo melanico è una trasformazione d'un animale pitecoide.
      E a ciò siamo spinti anche per la necessità di accordare la storia umana con quella della natura, di cui è un indissolubile annello, cui solo una fanciullesca e vanitosa ignoranza potrebbe sognare d'infrangere.


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L’uomo bianco e l’uomo di colore.
Letture su l'origine e la varietà delle razze umane
di Cesare Lombroso
Editore Fratelli Bocca
1892 pagine 251

   





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