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      Il Greco che era vissuto nella sua armonica unità nazionale, non aveva avuto valore individuale: ciascuno aveva operato nella città, nella tribù, nella fratria cui apparteneva, e aveva pensato nella scuola cui egli seguitava. Quell’unità si ruppe, perchè l’uomo sentì di avere un valore per sè medesimo; quindi operò da sè solo, e pensò con la sua ragione propria. Ed ecco lo scetticismo, filosofia di liberi intelletti, la quale si va spargendo nella moltitudine e diventa pratica, perchè ormai nel mondo la libertà era il gran bisogno cui si doveva soddisfare, e l’uomo in ogni cosa sentiva di avere un valore per sè solo. Specie di anarchia intellettuale è questa, che, come la politica, è inevitabile e necessaria quando si rinnova uno stato: e allora rinnovavasi il genere umano. I Romani diedero all’uomo un valore pel diritto, i Greci un valore per la bellezza, il Cristianesimo un valore per lo spirito: però lo scetticismo fu il precursore necessario del Cristianesimo, e fu non pure la dottrina dei più sennati, ma il sentimento del secolo, la comune pratica degli uomini.
      XXI. Queste dottrine filosofiche vi erano, ma filosofi non vi erano. La scienza antica era compiuta, e giunta sino alla negazione di sè stessa; per ricominciare un altro corso aveva bisogno di altri uomini con altre idee; e i pochi veri cultori di quella scienza antica non potevano fare nulla di nuovo, dovevano star contenti a sporre, dichiarare, ampliare, applicare più largamente le verità conosciute. E questi erano anche rari, perchè la tirannide imperatoria, la corruzione dei costumi, e la superstizione avevano spenti i migliori, infiacchite le anime più salde, perseguitato ogni specie di sapere.


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Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini
Volume Primo
di Lucianus
Edizione Le Monnier Firenze
1861 pagine 494

   





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