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      Il pensiero di tutti e quattro pare sia uno, che la ricchezza e la potenza non sono un vero bene, ma una vanitą, sono accompagnate da vizi orribili, e sono punite in questa vita e nell’altra. Tutti e quattro sono tenuti certamente spurii. Io per me affermo che solo gli Osservatori non mi pare dialogo genuino, e degli altri dubito. Non ho detto, nč credo che nella mente di Luciano non entrassero altri concetti che quelli di cui ho parlato, e che egli non sapesse altro che motteggiare la religione, la filosofia, e i cattivi artisti. La morale per sč stessa č tale argomento che ben egli poteva trattarlo; e Luciano pittore di costumi, vedeva l’insolenza dei ricchi, le sofferenze dei poveri, l’aviditą di tutti, spettacolo ben grave in quel tempo, e degno di essere fedelmente ritratto. E se egli ne dipinse un lato piacevole nei suoi leggiadri Saturnali, non poteva ritrarne il lato tristo e pił vero in tre dialoghi? Io dunque credo che per la materia possono appartenere a Luciano. Ci ha fantasia molta, ci ha molti sali e leggiadrie: manca la sola limpidezza del dettato: ma tutte le opere di uno scrittore sono tutte di egual pregio? Per queste ragioni io dubito, e non so dire nulla di certo.
      Gli Osservatori sono Caronte e Mercurio, che declamano su le generali vanitą del mondo, e per osservare queste generalitą si fanno un ridicolo osservatorio di monti sovrapposti a monti: il che non č satira nč imitazione d’Omero, come l’autore vorrebbe fare intendere, ma niente altro che una goffaggine.


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Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini
Volume Primo
di Lucianus
Edizione Le Monnier Firenze
1861 pagine 494

   





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