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      Queste cose egli lodava, e la libertà, la sicurezza, il silenzio, e la pace che sempre si gode tra essi: e mi dimostrava che questa maniera di vita è conforme alla filosofia, serba i costumi puri, e per un uomo di studi che sa sprezzare ricchezza e vuol vivere onestamente secondo natura, è molto accomodata. Chi poi ama la ricchezza, e si lascia abbagliare dall’oro, e misura la felicità dalla porpora e dalla potenza, senza aver mai gustato libertà, nè conosciuto franchezza di parlare, nè veduto verità, e fu allevato tra adulazione e servitù; chi va perduto dietro la voluttà, e non cerca, non adora altro che squisiti desinari, e bere, e lascivie, ed è pieno di furfanterie, di lacciuoli, di bugie; chi si piace di udire continui suoni e canti lascivi, a costoro ben conviene la vita che si mena in Roma. Quivi tutte le vie e tutte le piazze son piene di cose ad essi carissime; per tutti i sensi entra la voluttà, e per gli occhi, e per le orecchie, e per il naso; e con tutti i solletichi della gola e della lascivia: è un fiume continuo che si dilarga per ogni dove, e nella sua torbida corrente mena l’adulterio, l’avarizia, lo spergiuro, e simili lordure; inonda tutta l’anima, ne porta via il pudore, la virtù, la giustizia, e nel luogo che in essa rimane vuoto ed arido, crescono molte e fiere passioni.
      Cosiffatta egli mi dipinse la città e di tanti beni maestra, e soggiunse: Quand’io la prima volta tornai dalla Grecia, avvicinandomi a questa città, sostai, e dimandai a me stesso, perchè ci ritornavo, dicendo quelle parole d’Omero:


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Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini
Volume Primo
di Lucianus
Edizione Le Monnier Firenze
1861 pagine 494

   





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