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      Mercurio. Ma come va che costoro già divenuti ricchi, si mettono la stessa maschera, e rimangono ancor nell’errore? E se uno volesse loro strapparla, essi lasceriano più la testa che la maschera? Allora non dovrebbero ignorare che la è una bellezza posticcia, perchè han veduto tutto quel che sta sotto.
      Pluto. E per questo, o Mercurio, io ho grandi aiuti con me.
      Mercurio. E quali?
      Pluto. Quand’uno, scontratomi la prima volta, m’apre la porta, e mi mette dentro, con me gli entrano in casa nascostamente l’orgoglio, la stoltezza, la superbia, la mollezza, l’insolenza, l’errore, una schiera di vizi che gli conquide l’anima. Però egli ammira quel che dovrebbe sprezzare, desidera quel che dovrebbe fuggire, e sovra tutto pregia me, che son padre e capitano di quella schiera che gli è accampata in casa, e sosterrebbe ogni cosa anzi che lasciarmi sfuggire.
      Mercurio. E veramente tu sei sfuggevole e liscio, e difficile a trattare, e sdrucciolevole, chè non dái salda presa, e come anguilla o biscia sguiccioli tra le dita non so come: la povertà per contrario è tutta viscosa, appiccaticcia, con mille uncini su tutta la persona, che tosto afferrano chi le si avvicina, e non è facile disciogliersene. Ma le chiacchiere ci han fatto dimenticare il meglio.
      Pluto. Che cosa?
      Mercurio. Il Tesoro: non abbiam condotto il più necessario.
      Pluto. Non darti pena per questo. Io lo lascio sempre sotterra quando salgo da voi, e guardo se ei sta ben chiuso, e l’ammonisco di non aprir la porta a nessuno, se non ode la voce mia.


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Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini
Volume Primo
di Lucianus
Edizione Le Monnier Firenze
1861 pagine 494

   





Mercurio Tesoro