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      Filonide. Sì.
      Menippo. Ebbene quelle, poichè siam morti, sono gli accusatori, i testimoni, le pruove di ciò che abbiamo fatto in vita; e ad alcune di esse si dà piena fede, perchè sono sempre con noi e non abbandonano mai i corpi. Minosse adunque attento esaminava, e mandava ciascuno nel luogo degli empj a patirvi la pena dovuta ai suoi misfatti. E più acerbo era contro questi superbi delle loro ricchezze e signorie, che quasi si fanno adorare; detestando la loro superbia, che han tanto fumo e boria per cose di poca durata, e non rammentano che sono mortali e possessori di cose mortali. E quelli, spogliati di tutte le loro grandezze, della nobiltà, della potenza, nudi, con gli occhi bassi gli stavano innanzi, reputando come un sogno la felicità goduta tra noi. Io ne godevo: e se ne riconoscevo qualcuno, me gli avvicinavo, e, ti ricordi, gli dicevo, che eri in vita, e che orgoglio avevi? quanta gente stava la mattina innanzi la tua porta ad aspettare che tu uscissi, ed era strapazzata e scacciata dai tuoi servi? Ti ricordi quando tu uscivi in veste di porpora, o ricamata d’oro, o di vari colori? fortunato allora cui tu gettavi uno sguardo, cui porgevi la mano a baciare o il petto! Ed a cotali parole quelli sentivano più trafiggersi. Una sola sentenza Minosse profferì con certo favore. Il siciliano Dionigi era accusato di molte scelleraggini e nefandezze da Dione, e l’ombra sua ne era testimone: ma si fece innanzi Aristippo di Cirene (che è molto riputato e potente laggiù), e lo levò quasi dalle branche della Chimera, e lo fece assolvere, dicendo, che quegli era stato largo di danaro a molti uomini dotti.


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Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini
Volume Primo
di Lucianus
Edizione Le Monnier Firenze
1861 pagine 494

   





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