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      Oh che cose ridicole, o Mercurio.
      Mercurio. Eppure tu non sai a mezzo quanto sono ridicole, o Caronte: massime quando gli uomini sono in gran faccende, nel bello delle speranze, e viene Mona Morte e li scopa. Ella manda molti messi ed ambasciatori, il freddo, la febbre, la tisi, la pulmonia, il coltello, i ladri, la cicuta, i giudici, i tiranni: ma nessuno di questi è ricevuto dagli uomini quando stanno bene: quando poi cadono, allora gli ahi, ahi! uh, uh! ohimè, ohimene! Se pensassero ch’ei sono mortali, e che passano in breve tempo, lascerebbon la terra, come si lascia un sogno, ci vivrebbono con più senno, morrebbono con meno affanni. Ma perchè sperano che il bene presente abbia sempre a durare, quando viene il messo e li chiama, e li strascina legati con una febbre e con una tisi, si dibattono e non vogliono andare, perchè non s’aspettavano d’essere schiantati così. Che non farebbe egli colui che fabbricandosi accuratamente la casa, e dando fretta agli operai, venisse a sapere che egli non la vedrà compiuta, e che appena postovi il tetto, se ne anderà, lasciandola ad un erede che se la goderà, ed egli non vi avrà fatto nemmeno un desinare? E costui, che è tutto lieto perchè sua moglie ha partorito un figliuol maschio, ed invita gli amici alla festa, e pone al bimbo il nome del padre, se sapesse che questo bimbo a sett’anni gli morirà, credi tu che avrebbe tanta gioia ora che gli è nato? La gioia è perchè ei guarda ad uno felice pel figliuol suo, al padre dell’atleta vincitore in Olimpia; ma il suo vicino che accompagna il figliuolo al sepolcro, ei nol vede; e però non pensa a che debil filo è sospeso il suo.


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Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini
Volume Primo
di Lucianus
Edizione Le Monnier Firenze
1861 pagine 494

   





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