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      Incontravo certuni ravvolti in mantelli e con lunghe barbe, che dicevano di tornare appunto da lei; io li credevo, e, dov’è, dove non è? essi non ne sapevano più di me: e, o non mi rispondevano per non chiarirsi bugiardi, o m’indicavano una porta per un’altra: onde finora m’è stato impossibile di trovar quella casa benedetta. Spesso andando da me a caso, o, come son forestiero, seguendo una guida, io giunsi innanzi a certe porte, e credei di averla proprio trovata, argomentandone da una gran folla che entrava ed usciva, tutta di uomini gravi, composti, e cogitabondi all’aspetto. Cacciatomi tra costoro, entrai anch’io, e vidi una donnetta che non m’aveva l’aria schietta, benchè s’avesse acconciata la persona alla semplice e senza ornamenti: m’accòrsi subito che non le stavan tanto male quei capelli che parevan negletti, nè le pieghe della veste erano tutte a caso; e che quella sua trascuratezza era fina accortezza per comparire bella. Le si vedeva in volto un po’ di belletto, aveva parole e fare di cortigiana: agli amatori che la lodavano per bellezza, sorrideva; se le offerivan doni, subito li prendeva: se eran ricchi, se li faceva seder vicino; se poveri, neppur li guardava. Spesso mentr’ella sbadatamente si discopriva, io le vidi collane e monili d’oro massiccio. Vedendo tutto questo, subito me ne tornai, compiangendo quei miseri che si fan tirare da lei non pel naso ma per la barba, e, come Issione, abbracciano una nube invece di Giunone.
      Platone. Hai detto il vero: non è facile trovar la sua porta, nè tutti la conoscono.


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Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini
Volume Primo
di Lucianus
Edizione Le Monnier Firenze
1861 pagine 494

   





Issione Giunone