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      L'altro giorno dovete convenire della mercede, del quanto, ed in qual tempo dell'anno dovrai averla. Presenti adunque un due o tre amici, ei ti chiama, ti fa sedere, e incomincia: «Qual è il nostro modo di vivere l'hai veduto ieri: non c'è lusso, non c'è sfarzo: ogni cosa alla buona ed alla civile: or tu devi far conto che tutto sarà comune tra noi. Chè sarebbe ridicolo se io, che ti ho affidato la miglior parte di me, l'anima mia e dei miei figliuoli (se ha figliuoli da educare), non ti facessi padrone di tutto il resto. Ma giacchè bisogna stabilire una qualche cosa, io vedo bene che tu sei moderato e contento del tuo stato, e capisco che non per isperanza di soldo sei venuto in casa nostra, ma pel bene che noi ti vogliamo, e pel rispetto che ci avrai da tutti: pure si stabilisca qualche cosa. Tu stesso di' ciò che vuoi, ricordandoti, o caro mio, di ciò che nelle feste ogni anno noi usiamo di dare. Questo non sarà affatto trascurato da noi, sebbene ora non lo mettiamo tra i patti. E sai che nell'anno ci ha molte occasioni di queste feste. Tu dunque avendo riguardo a questo, c'imporrai condizioni più moderate: e poi voialtri sapienti dovete essere superiori al danaro.» Così dicendo, e tutto solleticandoti con le speranze, t'ha fatto una pecora per lui. E tu, che già sognavi talenti a migliaia, e poderi, e ville, ora intendi un po' la parsimonia: ma pur levi la coda come il cane alle carezze, e credi che quella promessa, tutto sarà comune tra noi, sarà ferma e vera, senza sapere che la promessa


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Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini
Volume Primo
di Lucianus
Edizione Le Monnier Firenze
1861 pagine 494