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      Ma se debbo trovare al fatto una scusa umana, non è strano che io volendoti mostrare gentilezza, per il troppo desiderio mi sono confuso, e sono caduto in rozzezza; ma ognuno forse si sarebbe smarrito in quella folla di soldati, che urtavano, e confondevano l’ordine del salutare. Tu poi, quantunque gli altri abbiano attribuita la cosa a balordaggine, a zotichezza, a stravaganza, pure io so bene che tu l’hai creduta un segno di animo pudico e semplice, senza sacciutezza d’avvocato e senza artifizio; chè il viso duro in questi casi è indizio d’audacia e d’impudenza. Vorrei non isbagliar così giammai; ma se vi cado, che lo sbaglio riesca in buon augurio.
      Un fatto simile si narra del primo Augusto. Aveva egli giudicata dirittamente una causa, ed assoluto da una grande accusa un uomo malvagiamente calunniato; il quale ringraziandolo ad alta voce, gli disse: Ti ringrazio, o imperatore, che hai male ed ingiustamente giudicato. Sdegnaronsi gli astanti, e volevano farlo a pezzi, ma Augusto, Chetatevi, disse loro: non bisogna riguardare alla lingua di costui, ma all’intenzione: così egli. E tu se riguardi alla mia intenzione, la troverai tutta benigna; se alla lingua, ella ha detto un buon augurio.
      Ma a questo punto parmi che io debba temere un’altra cosa, che alcuni non credano che io abbia sbagliato a posta per iscrivere questa difesa. Deh fa, o carissimo Esculapio, che paia non avere io scritto una difesa, ma colta un’occasione per isciorinare una diceria.(8)
     
     
      XX.
      ERMOTIMO,
      oDELLE SETTE.
     
      Licino ed Ermotimo.


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Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini
Volume Secondo
di Lucianus
Edizione Le Monnier Firenze
1862 pagine 538

   





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