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      Sovra un bel prato verde sta la centaura con tutta la parte di cavalla giacente a terra, e i piè di dietro distesi: la parte di donna si solleva e si appoggia sul gomito: i piè d’avanti non sono anche distesi, come sarieno se ella giacesse sovra un fianco, ma l’uno è di scorcio, ed essendo piegato il ginocchio, mostra l’unghia di sotto; l’altro sta teso e ponta su la terra, come fanno i cavalli quando si rialzano. Dei due piccini tiene uno fra le braccia, e lo latta a modo umano porgendogli la mammella di donna: tiene l’altro alla poppa di cavalla al modo dei puledri. Nella parte superiore del quadro, come da una vedetta, un centauro, che certamente è il marito di colei che latta quei due gemelli, s’affaccia sorridente: non comparisce tutto, ma sino alla metà del cavallo: e tenendo nella mano destra un lioncello lo leva in alto, come per ischerzo ad ispaurire i piccini. Le altre parti di questa pittura, che a noi ignoranti dell’arte non compariscono affatto, e che pure ne formano tutto il pregio, come a dire la correzione delle linee, la mescolanza de’ colori, quei tocchi maestri che danno il rilievo, l’ombrare conveniente, la proporzione, la simmetria delle parti, l’armonia del tutto, sieno lodate dai pittori, che debbono intendersi di queste cose. Per me, io lodai specialmente questo in Zeusi, che in un solo subbietto sfoggiò grande e svariata ricchezza d’arte: fece il marito assai terribile e fiero, con la chioma rabbuffata, tutto peloso non pure la parte del cavallo ma quella d’uomo ancora, le spallacce larghe, e un volto, benchè ridente, tutto feroce salvatico e crudele.


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Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini
Volume Secondo
di Lucianus
Edizione Le Monnier Firenze
1862 pagine 538

   





Zeusi