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      Ora questo Tossari viveva ancora quando Anacarsi sbarcato di fresco, saliva dal Pireo, e come forestiero e barbaro tutto turbato alla nuova vista, ed intronato a tanti rumori, non sapeva che si fare. S’accorgeva che la gente che lo guardava lo deridevano per le vesti che ei portava, non trovava uno che conoscesse la sua lingua, onde era pentito di aver fatto quel viaggio, e s’era determinato di pur vedere Atene, e subito tornarsi, rimbarcarsi, e rifar vela pel Bosforo, donde non gli era lungo il cammino per casa sua tra gli Sciti. Stando così Anacarsi, gli viene incontro, proprio come un buon genio, Tossari appunto nel Ceramico. Egli riconobbe la veste del suo paese; ed anche poteva conoscere facilmente Anacarsi, che era di nobilissimo legnaggio, e dei primi tra gli Sciti: ma Anacarsi come avria potuto riconoscer lui vestito alla greca, con la barba rasa, senza scimitarra a cintola, che al parlare ed alle maniere pareva nato nell’Attica? Tanto egli era mutato dal tempo. Tossari adunque parlandogli scita: Non sei tu, disse, Anacarsi di Deuceto? Pianse di gioia Anacarsi a trovare uno che parlava la sua lingua, e conosceva chi egli era tra gli Sciti; onde rispose: E tu come mi conosci, o forestiero? E quegli: Sono anch’io del tuo paese, e mi chiamo Tossari: non son nobile, però forse non mi puoi conoscere. — Oh, se’ tu quel Tossari del quale ho udito parlare; come un Tossari per amore della Grecia, lasciando la moglie in Scizia e i figliuoletti, se n’andò in Atene, e quivi ora vive onorato dai più valenti uomini?


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Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini
Volume Secondo
di Lucianus
Edizione Le Monnier Firenze
1862 pagine 538

   





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