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      E primamente consideriamo che grande errore fanno molti di questi scrittori, i quali invece di narrare i fatti avvenuti, si spaziano a lodare principi e capitani, levando a cielo i nostri, gettando a terra sconvenevolmente i nemici: senza sapere che la storia è distinta e separata dall’encomio, vi sta un muro di mezzo, sono lontani, come dicono i musici, due ottave l’una dall’altro. Chi scrive un encomio ha il solo scopo di lodare e compiacere per qualunque modo il lodato; e se anche con la bugia vi riesce, non se ne cura: ma se una bugia anche piccola cade nella storia, ella non la sopporta, come quella che i medici chiamano l’asperarteria, non sopporta qualunque bricioletta vada giù per essa. E pare ancora che costoro non sappiano come altri propositi e regole ha la poesia, ed altri la storia. Lì è piena libertà, ed una sola legge, ciò che piace al poeta: il quale invasato ed inspirato dalle Muse, ancorchè voglia aggiogare cavalli alati ad un cocchio, e faccia correre alcuni su le acque o sulle punte delle spighe, non gli si può dir nulla: e quando il loro Giove con una catena solleva e tiene sospesa la terra ed il mare, essi non temono che la si rompa, e l’universo vada giù in conquasso. Anzi se vogliono lodare Agamennone non puoi impedirli che lo facciano simigliante pel capo e per gli occhi a Giove, pel petto a Nettuno, pel cinto a Marte; chè dev’essere un composto di tutti gli Dei il figliuolo d’Atreo e d’Aeropa, e non basta il solo Giove, o Nettuno, o Marte a dargli compiuta bellezza.


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Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini
Volume Secondo
di Lucianus
Edizione Le Monnier Firenze
1862 pagine 538

   





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