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      Infine la lite è riuscita a questo: che Diocle lasciando di mostrar suo valore, se l’ha pigliata con Bagoa, e tentava di accusarlo della vita passata; e Bagoa allo stesso modo lo rimbeccava e gli rinfacciava il passato.
      Panfilo. Bene, o Licino: e di questo avrebbero dovuto parlare di più. Chè se io fossi giudice, vorrei specialmente esaminare, chi è migliore nei costumi anzi che nelle dottrine, e lo terrei degno di poter vincere.
      Licino. Dici bene, ed anch’io son del tuo parere. Poi che si caricarono di villanie e di accuse, finalmente Diocle disse che innanzi tutto Bagoa non poteva intromettersi di filosofia e pretendere provvisione essendo egli eunuco: e voleva che questi cosiffatti fossero scacciati non pure dagli studi, ma dai sacrifizi, dalle lustrazioni, dal comune consorzio degli uomini; dimostrando che è un malaugurio, uno spettacolo sinistro quand’uno uscendo di casa la mattina vede uno di costoro. E di questo chiacchierò un pezzo, dicendo che l’eunuco non è nè maschio nè femmina, ma un composto, un misto, un mostro fuori della natura umana.
      Panfilo. Nuova specie d’accusa tu mi dici, o Licino, e già mi viene a ridere udendo quanto è strana. E l’altro? si stava zitto? o ebbe animo di dire qualche altra cosa a lui?
      Licino. Dapprima per la vergogna e la viltà, che è tutta propria loro, tacque per molto tempo, e tutto rosso in viso, pareva sudare; infine rispose con una voce di donna, che Diocle era ingiusto a volere scacciare un eunuco dalla filosofia, che ammette anche le donne: e qui nominava Aspasia, Diotima, e Targelia come sue avvocatesse, ed un accademico eunuco, di nazione celta, che poco prima de’ tempi nostri ebbe gran fama tra i Greci.


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Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini
Volume Secondo
di Lucianus
Edizione Le Monnier Firenze
1862 pagine 538

   





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