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      Dopo che tra loro si han riempito il sacco di ghiottornie, e nel gozzo non vi cape più briciola, fanno le schive, appena toccano conla punta delle dita le vivande e le gustano, dicendo che la notte non dormono, che hanno brutti sogni, e trovano il letto pieno di spine. No, pieno di sozzure, e chi n’esce ha bisogno subito d’un lavacro. E questa è la vita bella che menano. Se poi uno volesse entrar più addentro e nei particolari, vedria cose più brutte, e veramente manderebbe a Prometeo il canchero, come dice Menandro:
      E poi mi stanno a dire che Prometeo
      Non meritava d’essere inchiodatoA quelle rupi? Egli ci diede il fuoco,
      Ma niente altro di buono. Fece un male,
      Pel qual, cred’io, tutti gli Dei l’abborrono,
      Le femmine formò. Numi beati,
      Che brutta razza! Ora ammogliati, ammoglia.
      Tutti i vizi con lei t’entrano in casa;
      Il ganzo tresca più di te nel letto;
      Hai a temer veleni, ed il più graveDi tutti i mali, invidia, che nasce,
      E cresce, e pasce, e muore con la donna.
      Chi può cercare questi beni? a chi può piacere una vita così infelice? Mettiamo ora a fronte di queste smancerie femminili la maschia educazione de’ fanciulli. Levatosi la mattina il garzonetto del suo letticello, con acqua chiara snebbiatisi gli occhi dal sonno che vi rimane, ed affibbiatasi la sacra clamide su l’omero, esce della casa paterna col capo chino, senza riguardar nessuno di quei che scontra per via. Lo segue una modesta schiera di famigli e di paggi, con in mano onesti istrumenti di virtù; non pettini per rassettare la chioma, non ispecchi per mirarvisi, ma borse piene di quaderni, e libri contenenti le opere della virtù e del sapere antico; e, se si va dal maestro di musica, con l’armoniosa lira.


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Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini
Volume Secondo
di Lucianus
Edizione Le Monnier Firenze
1862 pagine 538

   





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