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      E poco appresso, come se fosse stato poco l'averla assomigliata a Venere, soggiunge:
      Sì dicea lagrimando la donzellaPari alle dive.
      Quando egli dice così, forse abborrisci anche lui, e getti il libro, o gli concedi di spaziarsi libero nella lode? E se anche non glielo concedi tu, gliel'hanno conceduto tante età, nelle quali non si è trovato uno che l'abbia incolpato di questo, neppure colui che osò flagellarne la statua, nè colui che ne postillò i versi bastardi.(108) Ed a lui sarà permesso di paragonare all'aurea Venere una donna barbara che piange, ed io (non dirò della tua bellezza, chè non vuoi udirne) io non potrò paragonare a statue d'iddii una donna di lieto volto e di facile sorriso, cose che gli uomini hanno simili agli Dei? Nel figurare Agamennone vedi quanto risparmiò gli Dei, e come ne distribuì le immagini con simmetria, dicendolo negli occhi e nel capo simile a Giove, nel cinto a Marte, nel petto a Nettuno, dando a ciascun membro dell'uomo un'immagine d'un gran dio. E più appresso lo dice simile all'omicida Marte, ed assomiglia altri ad altri dei: il frigio Priamo ha l'aspetto d'un dio; pari ad un dio è il Pelide. Ma ritorniamo agli esempi femminili, ed eccoti che egli dice:
      Somigliante a Diana, o all'aurea Venere.
      eQuale Diana va pei monti.
      E non pure gli uomini ei paragona agli Dei, ma anche la chioma d'Euforbo, benchè lorda di sangue, paragonò a quella delle Grazie. Insomma questi esempi sono tanti che non c'è parte di quel poema che non sia ornata di similitudini agli Dei: onde o bisogna cancellarli tutti, o concedere anche a me di potere lo stesso.


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Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini
Volume Secondo
di Lucianus
Edizione Le Monnier Firenze
1862 pagine 538

   





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