Pagina (457/538)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

     
      Il gallo. O Micillo padrone mio, io credevo farti un piacere a prevenire il tempo quanto potevo, per farti levare più presto e sbrigare molto lavoro. Potresti prima della levata del sole aver finita una scarpetta, e avanzato fatica e guadagno d’una giornata. Se poi ti piace più di dormire, i’ mi starò zitto, e sarò più muto de’ pesci. Ma bada che tu non abbi ricchezze in sogno, e fame in veglia.
      Micillo. O Giove prodigioso! O Ercole scacciamali! che nuovo male è questo? Il gallo ha parlato come un uomo.
      Il gallo. E ti pare un prodigio che io parlo come voi?
      Micillo. Come non è prodigio? O Dei, allontanate da me ogni pericolo.
      Il gallo. Tu mi sembri, o Micillo, che se’ proprio un ignorante, e non hai letto i poemi d’Omero, nei quali Xanto, il cavallo d’Achille, dopo di aver fatto un gran saluto con un nitrito, si mise a parlare in mezzo alla battaglia, e in molti versi, non in prosa come io ora, e profetò, e predisse l’avvenire: e a nessuno parve che egli facesse una cosa straordinaria; nessuno che l’udì credette di udire un’abbominazione, nè, come fai tu, chiamava lo Scacciamali. E che avresti fatto se ti avesse parlato la carena della nave Argo? se un faggio di Dodona ti avesse annunziato il futuro? se avessi veduto cuoi di bue strisciare per terra, e le carni mezze abbrostolate e infilzate agli spiedi, mandare muggiti? Io che sto sempre vicino a Mercurio, che fra tutti gli Dei ha lo scilinguagnolo più spedito, io che vivo e mangio in mezzo a voi, dovevo facilmente imparare a parlar come voi.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini
Volume Secondo
di Lucianus
Edizione Le Monnier Firenze
1862 pagine 538

   





Micillo Giove Ercole Micillo Omero Xanto Achille Scacciamali Argo Dodona Mercurio