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      E quand’anche nol dicesse Licurgo, tu comprendi da te, che se mai uno di costoro è preso in guerra, ei non dirà mai il segreto di Sparta per tormenti che i nemici gli diano, ma ridendo sfiderà chi lo flagella a provare chi prima si stanca.
      Anacarsi. Ma dimmi, o Solone, Licurgo era battuto anch’egli da giovane, o pure quand’era già esente del giuoco per l’età, si spassava con gli altri alla sicura?
      Solone. Era già vecchio quando scrisse le leggi dopo il suo ritorno da Creta. Egli vi andò per avere udito come i Cretesi erano regolati da buone leggi, fatte per loro da Minosse figliuolo di Giove.
      Anacarsi. E perchè anche tu, o Solone, non hai imitato Licurgo, e non vergheggi i giovani? Bell’usanza è questa, e degna di voi.
      Solone. Perchè a noi bastano, o Anacarsi, questi ginnasii, usanza tutta nostra: nè vogliamo affatto imitar le forestiere.
      Anacarsi. Non per questo, ma perchè parmi che tu capisca che cosa sia l’essere flagellato nudo, con le braccia levate, senza alcuna utilità privata o pubblica. Onde io se mai anderò in Sparta al tempo delle frustate, certamente m’avranno a lapidare, perchè io non potrò tenere le risa vedendoli frustare come ladri, tagliaborse, e simile canaglia. Parmi che davvero avrian bisogno di una buona dose d’elleboro questi Spartani che si conciano tra loro a quel modo.
      Solone. Non credere, caro mio, che a Sparta non troverai lingua che ti risponda, e tu parlerai solo tu, e vincerai; chè ben ci sarà chi su di questo ti assegnerà buone ragioni. Ma giacchè io t’ho narrato de’ costumi nostri, che parmi non ti piacciano gran fatto, credo che sia cosa giusta a chiederti che mi narri anche tu come voi altri Sciti educate i vostri giovani, e in quali esercizi li allevate affinchè vi diventino prodi uomini.


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Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini
Volume Terzo
di Lucianus
Edizione Le Monnier Firenze
1862 pagine 448

   





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