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      Dirai forse che queste cose, senza imparare, le conosci? Oh, e come? avesti mai dalle Muse un ramuscel di lauro, come l’antico pastore?(34) Eppure l’Elicona, dove si dice che s’intrattengono le dee, tu non l’udisti nemmeno per nome, a creder mio, nè t’intrattenesti mai di tali studi quando eri fanciullo: e per te anche il ricordare le Muse è un’empietà. Esse non isdegnarono di apparire a quel pastore rozzo, peloso, e tutto abbronzato dal sole; ma ad un tuo pari (ed oh, per la Libanitide,(35) non mi fare al presente ispiattellare ogni cosa!) ti so dire che non si degneranno neppure di avvicinarsi, e invece dell’alloro, con gambi di tamarigi e di malve sferzandoti, ti caveranno questo ruzzo dal capo, acciocchè non s’insozzi l’Olmeo e l’Ippocrene,(36) dove bevono solamente le greggi assetate, e le pure bocche dei pastori. Nè poi, con tutta la fronte invetriata e la baldanza che hai, sarai ardito di dire che fosti ammaestrato, che leggesti qualche libro più a dentro del frontespizio, che ti fu maestro il tale, e col tale altro andavi a scuola insieme. Ma credi che una sola cosa rimedii a tutto, il comperare molti libri. Or via abbiti pure raccolte le opere di Demostene, quante ne scrisse di sua mano quell’oratore, e quelle di Tucidide, che si sono trovate ben otto volte ricopiate da Demostene: se pure acquistassi tutte quelle che Silla mandò da Atene in Italia, che dottrina ne acquisteresti, ancorchè ti ci mettessi sopra a dormire, te le cucissi addosso, e ne andassi vestito? La scimmia è sempre scimmia, dice il proverbio, anche se abbia la guarnacchina d’oro.


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Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini
Volume Terzo
di Lucianus
Edizione Le Monnier Firenze
1862 pagine 448

   





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