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      Onde è meglio col fumo, che fa proprio per voi.
      E poi se Ercole si spinse a far questo, era agitato da furore, e divorato dal sangue del centauro, come dice la tragedia. Ma costui per qual cagione si getta nel fuoco? Per mostrare fortezza, come i Bramani. A costoro Teagene ha voluto paragonarlo; come se anche tra gl’Indiani non ci fossero uomini stolti e vanitosi. E pure dovria imitarli bene: perchè i Bramani non si slanciano nel fuoco, come narra Onesicrito pilota d’Alessandro che vide Calano bruciarsi, ma poichè è fatta ed accesa la catasta, vi stanno vicino immobili e si fanno arrostire, poi compostamente vi salgono su, e si bruciano senza muoversi affatto. Ma costui che gran cosa fa, se slanciasi e muore ravvolto nelle fiamme? non senza speranza d’esserne ritratto così mezzo abbrustolato, se, come dicono, non fa la catasta grande e in una fossa.
      Intanto v’ha chi dice che egli ha mutato pensiero, e che conta certi sogni, pei quali Giove non vuole che si profani un luogo sacro. Oh! non sia in pena per questo. Lo assicuro io che nessuno degli Iddii si sdegnerà se Peregrino muore di mala morte. Nè poi gli sarà facile ritrarsene: che quei cani che gli stanno intorno lo stimolano, e lo spingono al fuoco, gl’infiammano la mente, e non lo farieno indietreggiare per viltà: dei quali se ne afferrasse un paio e con loro si precipitasse nel fuoco, faria l’unica cosa buona in vita sua. Ho udito ancora che egli non vuole più esser chiamato neppure Proteo, ma Fenice, perchè la fenice uccello indiano dicono che si bruci quando è divenuto vecchissimo.


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Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini
Volume Terzo
di Lucianus
Edizione Le Monnier Firenze
1862 pagine 448

   





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