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      Ond’egli venendomi dietro le spalle, e presomi per l’orecchio, e tirandomelo, come suole farmisi conoscere: Che hai, o Saturnosolone? dice; tu sembri afflitto. - E non ne ho ragione, o Signore, io rispondo, quando vedo uomini scellerati straricchi e sfarzosi, ed io e tante altre oneste persone siamo nel bisogno e nella miseria? E neppure tu, o Signore, vuoi mettere un riparo a questo, ed acconciare le partite giuste? - Ed egli: Non è facile mutare le sorti a voi assegnate da Cloto e dalle altre Parche: ma per la festa rimedierò io alla vostra povertà: ed il rimedio è questo. Va’, o Saturnosolone, e scrivi alcune leggi che si debbono osservare nella festa, affinchè i ricchi non se la godano da sè soli, ma dieno un po’ di bene anche a voi. Io non so farle, risposi. - Ed egli: T’insegnerò io. Così prese ad insegnarmi; e poi che m’ebbe informato di tutto, soggiunse: Or va’, e di’ loro che non le osservino le mie leggi, e vedranno perchè porto questa falce tagliente. Oh bella! Io che feci quel taglio a mio padre Urano, io te li castrerò questi ricchi che sprezzano le mie leggi: e divenuti eunuchi anderan cercando la limosina per la Madre degli Dei sonando il flauto e il tamburello. - Di questo vi minaccia; onde è meglio per voi non trasgredirne le leggi.
     
     
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      Nessuno niente faccia d’affari nè pubblici nè privati durante la festa, se non per ischerzo per galanteria per allegria. I cuochi soli e i pasticcieri sieno affaccendati. - Sia eguaglianza fra tutti, fra servi e liberi, fra poveri e ricchi.


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Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini
Volume Terzo
di Lucianus
Edizione Le Monnier Firenze
1862 pagine 448

   





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