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      Quelli antichi io seguo, e quelli voglio imitare: ai presenti non invidio la mirabile felicità che godono per le mense, per le vesti, per pulirsi e levigarsi tutte le membra del corpo, senza lasciar neppure le nascoste come la natura le ha fatte. Io per me vorrei i piedi simili alle unghie dei cavalli, come li aveva Chirone; non aver bisogno di coverte, come i leoni; nè d’altro cibo che quello dei cani. Possa io avere tutta la terra per letto, il mondo per casa, e per cibo ciò che è più facile a procacciare. Di oro e di argento possa non aver mai bisogno nè io, nè alcuno degli amici miei: perchè dal desiderio di queste cose nascono tutti i mali agli uomini, le nimicizie, le guerre, le uccisioni. La fonte d’onde scaturiscono tutti è il desiderio di avere di più il quale sia lungi da me: non si accresca mai quello che ho, ma si diminuisca sempre più senza mio rammarico. Questo desidero io, ed è ben altro di quello che desiderano gli altri. E non è maraviglia che differiamo all’aspetto, quando differiam tanto nelle dottrine. Ma mi maraviglio di te, come credi che il citarista debba avere una certa veste ed ornamento, una veste il flautista, una veste, per Giove, anche l’istrione; e non credi che l’uomo dabbene debba avere veste ed ornamento suo particolare, ma comune agli altri, quando gli altri sono cattivi. Se bisognasse una veste particolare agli uomini dabbene, quale altra converrebbe loro meglio di quella che gli uomini tristi hanno più vergogna a portare e più detestano? Però il vestimento mio è questo, essere squallido, essere peloso, avere un mantellaccio vecchio, farmi crescere i capelli, andare scalzo: il vostro è simile a quello dei bardassi, e nessuno potria distinguervi da essi pel colore dei mantelli, per la morbidezza di tante tuniche e tunichette, per le fogge onde le portate, per le scarpette, per l’acconc


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Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini
Volume Terzo
di Lucianus
Edizione Le Monnier Firenze
1862 pagine 448

   





Chirone Giove