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      Se mai vuole, e non può, questo l’uccide,
      Or via.... Ma chi son questi che i bastoniBrandiscono con mani, ed hanno il capo
      Coronato di fronde di sambuco?
      A quale Iddio fa festa questo coro?
      Forse a te, o Febo Salvatore, fannoRendimento di grazie? Ma non sono
      Della delfica fronda incoronati.
      O qualche inno festivo a Bacco cantano?
      Ma non han segno d’edera alle chiome.
      Chi siete, o forestieri? onde venite?
      Parlate, e il vero apriteci: a chi maiVoi quest’inno cantate? dite, o amici.
     
      CORO.
      E tu, che anche l’onori, a noi dimandi?
      A quanto pare al bastone ed al passoIn te vediamo un altro iniziato
      Dell’invincibil Dea.
     
      PODAGROSO.
      Ed io son unoDi quelli che la Dea degnò di tanto?
     
      CORO.
      Venere in vaghe goccioleDall’aere cadea,
      E Nereo raccoglieaQuella sparsa vaghezza, e la nutria
      Infra le onde del mare.
      Presso le fonti dell’oceano Teti
      Nei vasti antri mariniEducò Giuno dalle bianche braccia,
      Moglie all’olimpio Giove.
      L’alto capo immortale
      Del Saturnide maggior dei celestiPartoriva l’intrepida virtude
      Della terribil vergineEgidarmata Palla.
      E la nostr’alma Dea
      Fra le nitide bracciaDel vegliardo Ofione
      Prima fu sparsa d’odorati unguenti.(179)
      Quando cessò la tenebria del caoE surse il giorno splendido,
      E la luce del sol che tutto illumina,
      Anche la tua possanzaO Podagra, apparia.
      Chè quando dai suoi fianchiTi partoria la Parca e ti lavava,
      Ridean tutte le stelleDel ciel fatte più belle;
      L’aere serenato,
      Rendea grande armonia;
      E tra le sue mammellePiene d’ogni dolcezza
      Ti nutriva il beatoDio della ricchezza.
     
      PODAGROSO.
      Ed in quai riti inizia i servi suoi?


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Opere di Luciano voltate in italiano da Luigi Settembrini
Volume Terzo
di Lucianus
Edizione Le Monnier Firenze
1862 pagine 448

   





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