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      No? Benissimo: ne anche io. Per intanto concluderò, giacchè mi pare d'avervi dimostrato:
      I° che il plagio non solo è un attentato alla proprietà individuale, ma una violenta aggressione contro la libertà delle idee, contro l'incolumità delle opere d'arte altrui; per cui queste vengono, nascoste sotto altro suggello, per opera di chi non le ha trovate o composte, ma impiegate per altro scopo pel quale furono destinate. In tal modo il plagiario, esercitando un atto di vera violenza e perversità, spoglia e diverte dal creatore la sua creatura, sì che altra si presenta, mutandole, con dolo, la destinazione ed il nome, volgendola al proprio interesse:
      II° che, nel caso specifico e nelle fattispecie di cui ci occupammo, è plagio continuato la serie dei fatti che abbiamo sopra elencati, checchè altri possa discorrere di fonti e di reminiscenze:
      III° che i plagi, così avvenuti ed eseguiti, si effettuarono quasi sempre da minore a maggiore, con tanto maggiore strazio del diritto delli artisti creatori e delle opere da loro create, in quanto vi si avvede la inferiorità mentale di colui, che, non solo sdegna di essere loro apertamente creditore, ma li assalta, con l'animo deliberato di possedere quanto ha loro rapito. Si che il grassatore, per far contenere nella sua piccola forma il maggiore, storpia, taglia, contrafà, deprime, aggiunge grottesco a grottesco, e, perdendo la sua propria fisionomia, altera anche i connotati de' propri clienti, che non gli danno ad usura, ma si lasciano svaligiare, da onesti uomini poco avveduti di male compagnie, colle quali, alcune volte, senza accorgersene, si commettono(70).


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Antidannunziana
D'Annunzio al vaglio della critica
di Gian Luigi Lucini
Studio editoriale lombardo
1914 pagine 379