Pagina (338/379)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

     
      «No, egli non fu nè può essere, nè sarà mai poeta di gesta civili e nazionali, perchè manca di quella necessaria serenità e generosità per cui si riconoscono i diritti dei nemici e dei vinti. Omero canta Achille ed Ettore insieme, Ulisse e Priamo, collo stesso inesausto amore, colla stessa appassionata convinzione: qui, la grettezza morale dell'ultimo Pescarese destituisce le sue canzoni dal Poema, le consegna alla cronaca come poesie d'occasione, composte di improvviso, squattrinate davanti al pubblico ghiotto - che illudono - settimana per settimana, per la fabrica dell'appetito».
      (77) È forse l'ultima volta che vi imbattete, su queste pagine, nel nome e nell'opera di Giovanni Pascoli; ed io non voglio che voi abbiate a ritirarvene colla mortificazione di avermi udito parlar bene del soggetto, per quanto qui non possa farne a meno. Ma, scorrendo pe' suoi libri, quanto ho detto male e ripeterò. Ripeterò una indiscrezione sopra la Canzone dell'Olifante, commessa alla pubblicità contemporanea di Poesia, che, allora, non era ancora divenuta futurista, blandiva il Pascoli e non stampò, perchè l'ammirava troppo: ed oggi la leggete: «In Francia, un grand'uomo filosofo, critico argutissimo e geniale, verso cui un secolo veniva attratto e si conformò, e dalla cui dottrina esce tuttora azione e calore, Voltaire, ha voluto scrivere una epopea sul serio: La Henriade, ed ha fatto ridere; i tempi non lo consentivano: ha composto un poema eroicomico: La Pucelle, ed ha fatto piangere; il tempo gli rispose colla ghigliottina.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Antidannunziana
D'Annunzio al vaglio della critica
di Gian Luigi Lucini
Studio editoriale lombardo
1914 pagine 379

   





Achille Ettore Ulisse Priamo Pescarese Poema Giovanni Pascoli Canzone Olifante Poesia Pascoli Francia Voltaire La Henriade La Pucelle