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      Luna, i polledri s'inalberano territi;
      ecco la faccia tua pallida e lucidadalle ogive smerlate delle nubi,
      Luna, a risplendere sopra le vie.
      Vie di Roma e di Atene,
      bianche come le schiume del mare,
      le grandi vie dell'umanità, o mitica Selene,
      ripide tra i cipressi eroici e i pini italici,
      erti ed espansi sul cielo tragico.
     
      Ecate; a te uggiolano i levrieri serpentini,
      alita il fresco tra la bruma, arreca sito di belve;
      nel bosco, un tempietto di marmo proteggeil tuo simulacro di bronzo.
      Bramiscono le damme; rispondono i cervi;
      battonsi i levrieri colle code le costole;
      apron le fauci, - trabocca la lingua rossa, -
      sorbiscon bava, pregustano la preda sanguinante.
      Snelli e feroci a Te riconfortano,
      Ecate, scudo di rame sospeso,
      l'ora che affolta la caccia selvaggia.
      I cignali grugniscono, frugano tra le ghiande,
      stanno in agguato, in ascolto, fuggono nella frappa.
      Scintilla al tuo riflesso, come un'amazzone armata,
      la tua statua di bronzo nel tempietto.
     
      Iside doppia in cielo.
      Li elefanti discendono sulle rive del fiume;
      copioso aspirano le proboscidi il bevere.
      Traluce una falce di Luna,
      dalle palme, ai papiri stormenti.
      Tornano all'isole rosse di fiori, per l'acqua,
      i fenicotteri; navigan tra le rose,
      divelte dai rosai colla corrente.
      Dall'azzurra sorgente del Nilo
      corron, squittendo, le scimie verdi e sacre.
     
      - Rodope n'accolse una divina bestia,
      compagna alla mensa ed al talamo. -
      S'impauriscono agili e ironiche,
      dalla sponda, al giuncheto, alle rame,
      caprioleggiando, pensili, a grappoli.
      Bruni tondeggiano al raggio massicci e catafratti


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Le Antitesi e Le Perversità
di Gian Luigi Lucini
pagine 207

   





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