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      e le capanne assurgere a palazzi,
      reclusorii di pazziche non san genitura ed affezioni:
      e tutto solo stare, come sopra a un altare,
      e non cercar più in là dentro l'immensità
      di quanto non conosco:
      e non aver rimorso e soferenza,
      e far senza d'amoree imaginarsi che muoja lentamente il cuore
      in una lenta e diuturna etisia. -
      Ma vi son delle tende fantasiose,
      spesso distese sopra alle ringhiere,
      tende di seta nere e bigie e rosee,
      tende d'oriente.
      Qui ricaman dragoni in irti nodiun groviglio di spire tra mezzo al sonno
      dei nenufari bianchi indecisi e stanchicome un desio di vecchiaja.
      Oh le sete, le sete del mio cuore,
      sfilacciate dal vento in la passioneoh queste sete nere a compassione nel mortorio del cuore!
      Vi furono de' giorni di doviziasulle tende distese per l'uccelli canori ritornati
      al nativo paese: vi furono dei giorni di blandiziaper i baci tornati sulle livide labra
      come un ricordo dei tempi passati:
      baci di sole, baci di piume senza costumerivissuti ad un tratto nel dolore!
      Povero amore! Anima, finalmenteti piaci dell'angoscia, la tua virilità magra s'accascia
      sopra la. soglia di un cimitero, sopra la soglia d'una prigione.
      Amica, abbiam veduto nell'inganni di quanto è trapassatodei pensieri senza fine e un coraggio sublime,
      le sterili imprese. -
      Oh quanta gente che non ci comprende, quanta gente invidiosa,
      oh tutta questa gente che non osa dire che ci comprende:
      e la paura d'essere come ciascuno,
      d'essere come tutti, e la Stranezza, triste madre e i luttiche la Stranezza porta e di cui ci cingiamo,


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Le Antitesi e Le Perversità
di Gian Luigi Lucini
pagine 207

   





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