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      Ci trattarono in massa da orafi, da aggeminatori pazienti, ma inconcludenti, da dilettanti di corbellerie; pensarono che li prendevamo a gabbo colli enigmi di fumo, le vacuità di nuvole; manifestarono il dubio che noi li sciorinavamo loro davanti, non sapendo che significassero realmente, tanto per stupirli e farli spasimare nella ricerca del significato. Ripetono che noi porgiamo loro delli effimeri giardini d'Adone, fiori già appassiti, stesi sopra un letto di carbone e frutti amari, dentro cui il nocciolo resiste ferrigno ed aspro, pericoloso ai denti che lo mordono; che, in fine, la burla diventa fastidiosa e bisogna smettere. Insinuano, che, anche noi, come li Auguri, non abbiamo fede nelle nostre complicate manipolazioni rituali e che, sotto via ridiamo, ben chiusi nelle sacristie, della facilità colla quale si inganna il gregge dei fedeli goccioloni. Per sopra piú, dopo di averci misurato colla loro incoltura(38), vogliono far supporre che nomi ed attributi, curiosità stilistiche, personalità ortografiche vengono da noi impiegate, press'a poco come usa il gazzettiere del vocabolario, nel bujo, a tastoni, senza essere persuasi, né compresi della loro efficacia e della loro bellezza, orecchianti di cattivo gusto. A noi, che domandiamo confidenza ed attenzione, rispondono col mostrarci le fabriche che fumano, il treno che parte, la machina impaziente che non può aspettare, la cambiale che scade, la moglie che vuole un abito nuovo, la figlia che si esercita al piano forte per richiamare il fidanzato, l'amante incostante e che li smemora e che costa loro un patrimonio in cene succolenti e gioielli all'ultima moda.


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Scritti critici
di Gian Luigi Lucini
pagine 354

   





Adone Auguri