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      Riassumiamone l'opera romantica: l'amore sano, generoso che prolifica creature ed idee vi è bandito. Tutto è ridotto in lui alla intenzione; e, che novissimo eretico! Intenzioni bastano, alla fede, non culto, non rito, come all'amore non bacio, non abbraccio. Fogazzaro odiò le procedure, che sono l'esposizione funzionale d'ogni diritto, potere ed azione; basta per lui l'atto voluto in genesi, virtuale. E la sua psicologia, che doveva essere sperimentale in pieno XX secolo, non gli ha fatto vedere come tanto sia necessario l'erotismo fisico, quanto la superstizione; perché senza di questi né amore, né religione potrebbero sussistere; perché amore e religione, comunque, oltre ad essere delle attitudini assolutamente umane, debbono assumere l'ampiezza rappresentativa di funzioni collettive e sociali. Egli non comprese che la chiesa romana deve rimanere logicamente superstiziosa, anche nell'agonia, sino all'assurdo, dal carnefice a Dio; che questo fu il grande merito del cattolicesimo: suscitare i Gesuiti; che, d'altra parte, l'errore capitale di Tolstoi, proceduto, dalla Sonata a Kreutzer al negare la potenza dell'Arte, in Che cosa è mai l'arte, si riversava dallo slavo sopra il latino con piú povera intenzione, se un romanziere tentasse di conciliare l'assurdo: Sant'Agostino con Darwin.
      Volse a messianeggiare dopo Il Santo, colle conferenze all'estero: passò per Parigi - il seminario delle piccole religioni, sul limite della religione - a Ginevra - il centro del fanatismo calvinista -; donde venne bandito Giordano Bruno, dove Servet ebbe rogo.


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Scritti critici
di Gian Luigi Lucini
pagine 354

   





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