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      E discorsi con lui, e ci scrivemmo; ed ho corso di mettere da parte, in intermezzo, l'asprezza della mia critica, per ricordarmi della sua affabilità, della signorile cortesia, del porgere misurato, della nasalità delle sue intonazioni, del riserbo sacerdotale, dell'evidente coscienza della sua superiorità.
      Poi, avendo io visto, che, per correr mercatura di libri, doveva tralasciare di farne; pesandomi l'astinenza e i piccoli uffici dello spaccio; avendomi egli chiesto perché il mio nome non apparisse nella ragion sociale con quelli de' consocii; gli scrissi, e, nel medesimo tempo, diedi a me promessa d'uscire presto da quella inadatta posizione:
      «... Le dirò anche di piú: nei primi giorni della società, avendo voluto far atto di imperio, spinto dal mio gusto letterario e dalle mie idealità, mi trovai di fronte a tali esigenze economiche ed amministrative, rappresentate dai consoci, da farmi comprendere, che mi sarei immesso in una serie di intrichi e di raggiri, s'io avessi dovuto aver parte preponderante nella azienda. Poiché io comprendo l'Editore come una missione estetica e sociale, forse come un largo e ben inteso mecenatismo; li altri come un affare di commercio, compra-vendita. Sarà: ma l'ingegno e l'opera dell'ingegno sono ben diverse derrate del vino e del grano».
      Antonio Fogazzaro, che odorava pericolo per lui, se la mia ostinazione letteraria avesse voluto insistere nell'azienda, trovò modo di elogiarmi insieme e di consigliarmi sottovia la definitiva rinuncia all'assunto, perché a lui maggior libertà riuscisse nell'allogare i suoi volumi: mi scrisse; e parmi farvi gustare un inedito di lui - oggi, che la curiosità è tutta all'intimo - riscrivendovene le frasi:


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Scritti critici
di Gian Luigi Lucini
pagine 354

   





Editore Fogazzaro