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      Nello stomaco nostro incendio apportanoQuasi fuoco, e gli estingue e vieta intanto
      Ch'e' non ardano il corpo. In simil guisaDunque s'ammorza l'anelante sete:
      Tal si pasce il desio delle vivande.
      Or; come ognun di noi gire e fermarsiPossa ovunque gli aggrada e in varie guise
      Mover le membra, e da qual urto il gravePondo del nostro corpo impulso e moto
      Abbia; vo' dir: tu quel ch'io dico ascolta.
      Pria l'effigie d'andar fassi alla menteIncontro, e la percuote: indi si crea
      La volontà: poichè nessun non pigliaMai nulla a far, se no 'l prevede e vuole
      L'animo pria; ma senza dubbio è d'uopoChe di ciò ch'ei prevede i simolacri
      Gli sian già noti e manifesti. Adunque,
      Tosto che dall'imagini è commossaLa mente in guisa tal che stabilito
      Abbia di gir, fiede il vigor dell'almaCh'è diviso e disperso in tutto il corpo
      E pe' nervi e pe' muscoli: nè questo
      È difficile a far, poichè congiuntoL'uno è con l'altro: indi 'l vigor predetto
      Ripercuote le membra: e così tuttaSpinta è la mole a poco a poco e mossa.
      In oltre; allor d'ogni animale il corpoDivien molto più raro; e, come deve,
      L'aria che sempre per natura è mobileLargamente vi penetra, e per tutte
      Le sue minime parti si diffonde:
      E quindi avvien che, qual navilio urtatoDalle vele e da' remi, il corpo nostro
      Per due cause congiunte al fin si move.
      Nè per cosa mirabile s'additiChe sì tenui corpuscoli sian atti
      A girar sì gran corpo e mover tuttoIl pondo suo; mentre sì spesso il vento,
      Che pur anch'egli è di sottili e rariAtomi intesto, impetuosamente
      Move un vasto navilio, e un sol piloto


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Della natura delle cose
di Tito Lucrezio Caro
Casa Editrice Sonzogno Milano
1909 pagine 330