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      Nascan più ch'in null'altra ed agitatiMolti sian per lo ciel torbidi nembi;
      Con ciò sia che con dubbia aspra battagliaQuinci e quindi è turbata, e quinci e quindi
      Or l'incalzan le fiamme or l'acqua e 'l vento.
      Or questo è specular l'interna essenzaDell'ignifero fulmine, e vedere
      Con qual forza ei produca i vari effetti;
      E non, sossopra rivolgendo i carmiDegli aruspici etruschi, i vari segni
      Dell'occulto voler de' sommi dèiCercar senz'alcun frutto; ond'il volante
      Foco a noi giunga, e s'ei quindi si volgaA destra od a sinistra, ed in qual modo
      Penetri dentro a' chiusi luoghi, e comeQuindi ancor trïonfante egli se n'esca,
      E qual possa apportar danno a' mortaliDal ciel piombando il fulmine ritorto.
      Chè se Giove sdegnato e gli altri numiI superni del ciel fulgidi templi
      Con terribile suon scuotono e ratteLancian fiamme ed incendi ove gli aggrada:
      Dimmi ond'è ch'a chiunque alcuna orrendaScelleraggin commette il seno infisso
      Non fan che fiamme di fulmineo tèloAneli, e caggia, a' malfattori esempio
      Acre sì ma giustissimo? e più tostoChi d'alcun'opra rea non ha macchiata
      La propria coscïenza, entro alle fiamme
      È ravvolto innocente, e d'improvviso
      È dal foco e dal fulmine celesteSorpreso e in un sol punto ucciso ed arso?
      E perchè ne' diserti anco alle volteVibrangli, e l'ire lor spargono al vento?
      Forse con l'esercizio assuefannoLa destra a fulminar? forse le braccia
      Rendono allor più vigorose e dotte?
      Perchè soffron ch'in terra ottuso e spentoSia del gran padre il formidabil tèlo?
      Perchè Giove il permette, e nol riserba


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Della natura delle cose
di Tito Lucrezio Caro
Casa Editrice Sonzogno Milano
1909 pagine 330

   





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