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      Gli è concesso già mai, mentre ne liceContinuo il senso esercitare, e tutte
      Veder sempre le cose e sempre udireIl suono ed odorar ciò che n'aggrada.
      Or convien che di nuovo io ti ridicaQuanto raro e poroso abbiano il corpo
      Tutte le cose di che 'l mondo è adorno:
      Il che, se ben rammenti, anco è paleseFin dal carme primier. Poichè, quantunque
      Sia di ciò la notizia utile a molteCose, principalmente in questo stesso
      Di ch'io m'accingo a ragionarti è d'uopoSubito stabilir che nulla ai sensi
      Esser può sottoposto altro che corpoMisto col vôto. Pria dentro alle cave
      Grotte sudan le selci, e distillantiGocce d'argenteo umor grondano i sassi:
      Stilla in noi dalla cute il sudor molle;
      Cresce al mento la barba, al capo il crine,
      Il pelo in ogni membro: entro le veneSi sparge il cibo e s'augumenta, e nutre,
      Non che l'estreme parti, i denti e l'ungna.
      Passar pe 'l rame similmente il freddoSenti e 'l caldo vapor; senti passarlo
      Per l'oro e per l'argento, allor ch'avvinciCon man la coppa: e finalmente il suono
      Vola per l'angustissime fessureDi ben chiuso edificio: il gel dell'acque
      Penetra e delle fiamme il tenue spirtoE de' corpi odorosi e de' fetenti
      L'alito acuto: anzi del ferro stessoNon curar la durezza e penetrarlo
      Suol, là 've d'ogni intorno il corpo è cintoDi fino usbergo, il contagioso morbo,
      Ben che venga di fuori: e le tempesteInsorte in terra e 'n ciel fuggon repente
      Dalla terra e dal ciel: chè nulla al mondoPuò di non raro corpo esser contesto.
      S'arroge a ciò, che non han tutti un sensoI corpi che vibrati esalan fuori


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Della natura delle cose
di Tito Lucrezio Caro
Casa Editrice Sonzogno Milano
1909 pagine 330