Pagina (93/114)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      E lasceremo Minerva noi pur detta la dea dell'armi, e famosa al pari d'ogni altra? Questa non vinse ogni ricamo, ogni lavoro per bellissimo ch'egli fusse? ma lo invilupparsi nelle favole io so che proprio è un torre la fede alla verità, e però lasciata Minerva, a cui (presupponendosi che vero non sia quanto si scrive) pure le si dà l'ago e la tela, come a lei convenevol cosa, passiamo alla conclusione di ciò, e diciamo che sconvenevolezza niuna no, ma sibbene onore e pregio l'ago, il fuso, la conocchia e l'arcolaio, potranno arrecare a questa donna in ogni tempo e in ogni etate.
      Potè con queste parole e altre simili assai il signor Ladislao mutare di proposito tutti sì, che pur uno non fu che non li desse largo consenso; il perchè egli poi soggiunse arditamente, e tutto allegro in questa maniera:
      - Quando ch'io leggo appresso Virgilio di Circe tessente, e di Penelope in mille luoghi per gli autori, come appresso Omero, Ovidio, Giuvenale, Properzio e il Bembo, io non posso non essere di parere tale, ch'io giudichi dovere apportare anzi laude il pettine della tela ancora a questa donna che no; e siccome la goffa e quasi mendica femmina, che si leva appresso Virgilio la notte a filare, e la vecchierella appresso il Petrarca, non hanno potuto oprare in voi sì, che per essere ufficio di loro questo, voi no'l lasciaste anco alla donna nostra, così io vi prego che avvenga che il tessere oggi sia arte delle bisognose per lo più, non però vi cada in animo di volere negarle questa giammai.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Il libro della bella donna
di Federico Luigini da Udine
L'Aristocratica Editrice Milano
1925 pagine 114

   





Minerva Minerva Ladislao Virgilio Circe Penelope Omero Ovidio Giuvenale Properzio Bembo Virgilio Petrarca