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      Era adunque una femmina, la quale maritatasi in non so chi (che il volgo, e bassa gente, come amendui erano, giace senza nome e senza fama) aveva detto a suo marito, qual che si fusse la cagione ch'egli era pidocchioso. Questi, salito in colera, volle allora allora ch'ella si disdicesse, e incominciolle a dare di buone pugna e di buoni calci; ma ciò era nulla con lei, e, come dice il proverbio, un pestare acqua in un mortaio, un parlare a sordi, e un volere imbianchire un Etiopo e lavare un mattone. Alla fine, veggendo egli che non solo non si voleva ritrattare essa in averlo chiamato pidocchioso, ma perseverava in tale villania, prese una fune, e legata con essa la moglie al traverso come vi si legano le some, a suo malgrado giù per un pozzo calolla, e non venendosi ella per ciò a pentire, ma pure all'usanza stando ostinata e salda nel suo proposito, fece che il marito la mise giù infino alla bocca, e così pian piano, non giovandole ciò punto, infino sopra la terra; il perchè, non potendo essa parlare e chiamarlo pidocchioso ancora, com'aveva voglia e sommamente desiderava, incominciò (oh ostinazione singolare e a niun'altra seconda!) a urtare le unghie una contro l'altra in quella guisa che ci è dato a vedere i furfanti fare, qualora (il che sia con vostra riverenza detto) i lividi, o negri che vogliamo dire, soldati pugliesi, o fiamminghi, s'hanno il filo della schiena nero, o levantini se sono del tutto bianchi, o quali portarono già i primi fondatori dell'Ordine Minore se sono d'uno schietto e vero bigio, vengono loro in mano e in pugno frettolosi di farneli andare alla morte.


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Il libro della bella donna
di Federico Luigini da Udine
L'Aristocratica Editrice Milano
1925 pagine 114

   





Etiopo Ordine Minore