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      Sperodisse il misero Rochester "di non avervi offeso, o Sire. Vostra Maestà certamente non avrebbe fatto buon giudicio di me, qualora non avessi parlato in cotesta guisa." Il Re ritornò in sè, protestò di non sentirsi offeso, e consigliò il Tesoriere a spregiare le ciarle, e ragionar nuovamente con Jane e Giffard(784).
      LXXXIII. Dopo siffatto colloquio, corsero quindici giorni innanzi che gli giungesse il colpo fatale. Rochester spese que' quindici giorni a intrigare e supplicare. Studiossi di rendere a sè favorevoli quei Cattolici Romani che maggiormente influivano in Corte. Diceva loro di non potere rinunziare alla propria religione; ma, tranne ciò solo, esser pronto a far tutto quanto potessero desiderare. Soggiungeva che ove egli potesse rimanere in ufficio, avrebbero trovato più utile alla loro causa lui protestante, che qualunque altro della loro religione(785). Si disse che la moglie di Rochester, la quale giaceva inferma, avesse implorato l'onore d'una visita della molto offesa Regina col fine di muoverla a compassione(786). Ma gli Hydes scesero invano a tanta abiezione. Petre gli odiava implacabilmente, ed aveva giurata la loro rovina(787). La sera del diciassette dicembre, il Conte fu chiamato alle stanze del Re. Giacomo era stranamente commosso, e perfino aveva le lacrime sugli occhi. Quello istante, a dir vero, non poteva non isvegliare rimembranze tali da muovere anche un cuor duro. Disse rincrescergli grandemente che il proprio dovere gl'imponesse di sacrificare le sue inclinazioni private.


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Storia d'Inghilterra
di Thomas Babington Macaulay
Editore Felice Le Monnier Firenze
1859 pagine 1707

   





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