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      E veramente, se i Romani fussono stati fatti come loro, egli arebbero pensato di edificarle; ma perché gli erano d'altra virtù, d'altro giudizio, d'altra potenza, e' non le edificarono. E mentre che Roma visse libera, e che la seguì gli ordini suoi e le sue virtuose constituzioni, mai n'edificò per tenere o città o provincie, ma salvò bene alcuna delle edificate. Donde veduto il modo del procedere de' Romani in questa parte, e quello de' principi de' nostri tempi, mi pare da mettere in considerazione, s'egli è bene edificare fortezze, o se le fanno danno o utile a quello che l'edifica. Debbesi, adunque, considerare come le fortezze si fanno o per difendersi dagl'inimici o per difendersi da' suggetti. Nel primo caso le non sono necessarie; nel secondo, dannose. E cominciando a rendere ragione perché, nel secondo caso, le siano dannose, dico che quel principe o quella republica che ha paura de' sudditi suoi e della rebellione loro, prima conviene che tale paura nasca da odio che abbiano i suoi sudditi seco; l'odio, da' mali suoi portamenti; i mali portamenti nascono o da potere credere tenergli con forza, o da poca prudenza di chi gli governa: ed una delle cose che fa credere potergli forzare, è l'avere loro addosso le fortezze; perché e' mali trattamenti, che sono cagione dell'odio, nascono in buona parte per avere quel principe o quella republica le fortezze: le quali, quando sia vero questo, di gran lunga sono più nocive che utili. Perché in prima, come è detto, le ti fanno essere più audace e più violento ne' sudditi; dipoi, non vi è quella sicurtà, dentro, che tu ti persuadi: perché tutte le forze, tutte le violenze che si usono per tenere uno popolo, sono nulla, eccetto che due; o che tu abbia sempre da mettere in campagna uno buono esercito, come avevano i Romani, o che gli dissipi, spenga, disordini e disgiunga, in modo che non possano convenire a offenderti.


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Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio
di Niccolò Machiavelli
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