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      Perché, se tu gl'impoverisci, «spoliatis arma supersunt»; se tu gli disarmi, «furor arma ministrat»; se tu ammazzi i capi, e gli altri segui d' ingiuriare, rinascono i capi, come quelli della Idra, se tu fai le fortezze, le sono utili ne' tempi di pace, perché ti dànno più animo a fare loro male ma ne' tempi di guerra sono inutilissime, perché le sono assaltate dal nimico e da' sudditi, né è possibile che le faccino resistenza ed all'uno ed all'altro. E se mai furono disutili, sono, ne' tempi nostri, rispetto alle artiglierie; per il furore delle quali i luoghi piccoli e dove altri non si possa ritirare con gli ripari, è impossibile difendere, come di sopra discorremo.
      Io voglio questa materia disputarla più tritamente. O tu, principe, vuoi con queste fortezze tenere in freno il popolo della tua città; o tu, principe, o republica, vuoi frenare una città occupata per guerra. Io mi voglio voltare al principe, e gli dico: che tale fortezza, per tenere in freno i suoi cittadini, non può essere più inutile per le cagioni dette di sopra; perché la ti fa più pronto e men rispettivo a oppressargli; e quella oppressione gli fa sì disposti alla tua rovina, e gli accende in modo, che quella fortezza, che ne è cagione, non ti può poi difendere. Tanto che un principe savio e buono, per mantenersi buono, per non dare cagione né ardire a' figliuoli di diventare tristi, mai non farà fortezza, acciocché quelli, non in su le fortezze, ma in su la benivolenza degli uomini si fondino. E se il conte Francesco Sforza, diventato duca di Milano, fu riputato savio, e nondimeno fece in Milano una fortezza, dico che in questo ei non fu savio, e lo effetto ha dimostro come tale fortezza fu a danno, e non a sicurtà de' suoi eredi.


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Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio
di Niccolò Machiavelli
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