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      Per la qual cosa quella si trovò in un tratto disarmata; e non avendo altri rimedi, ricorse per gli aiuti ad Alfonso re di Ragona e di Sicilia, e lo adottò in figliuolo, e soldò Braccio da Montone, il quale era quanto Sforza nelle armi reputato, e inimico del Papa per avergli occupata Perugia e alcune altre terre della Chiesa. Seguì di poi la pace intra lei e il Papa, ma il re Alfonso, perché dubitava che ella non trattasse lui come il marito, cercava cautamente insignorirsi delle fortezze; ma quella, che era astuta, lo prevenne, e si fece forte nella rocca di Napoli. Crescendo adunque intra l'una e l'altro i sospetti, vennono alle armi; e la Reina, con lo aiuto di Sforza, il quale ritornò a' suoi soldi, superò Alfonso, e cacciollo di Napoli, e lo privò della adozione, e adottò Lodovico d'Angiò: donde nacque di nuovo guerra intra Braccio, che aveva seguitate le parti di Alfonso, e Sforza, che favoriva la Reina. Nel trattare della qual guerra, passando Sforza il fiume di Pescara, affogò; in modo che la Reina di nuovo rimase disarmata; e sarebbe stata cacciata del Regno, se da Filippo Visconti duca di Milano non fusse stata aiutata; il quale constrinse Alfonso a tornarsene in Aragona. Ma Braccio, non sbigottito per essersi abbandonato Alfonso, seguitò di fare la impresa contro alla Reina; e avendo assediata l'Aquila, il Papa, non giudicando a proposito della Chiesa la grandezza di Braccio, prese a' suoi soldi Francesco figliuolo di Sforza; il quale andò a trovare Braccio a l'Aquila, dove lo ammazzò e ruppe.


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Istorie fiorentine
di Niccolò Machiavelli
pagine 526

   





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